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L’Importanza del pistacchio nel territorio della Valle del Platani

La Sicilia e’ la regione più’ estesa per la pistacchicoltura nazionale.

Pistacchio della Valle del Platani: si punta su produzioni costanti annuali

Il pistacchio è una coltivazione importante per la Sicilia, e per la Provincia di Agrigento in particolare, grazie alla rilevanza economica che riveste. I pistacchi coltivati nella Valle del Platani hanno delle caratteristiche organolettiche come il contenuto di acido palmitoleico, dovuto alle condizioni pedoclimatiche estremamente singolari. Ne abbiamo parlato con Paolo Chianetta, agronomo, e Marcello Di Franco, presidente dell’Associazione tra produttori Pistacchio della Valle del Platani.

Alcuni soci de l’Associazione tra produttori Pistacchio della Valle del Platani

“A contribuire a queste caratteristiche, mai prima riscontrate sul pistacchio – dicono i due esperti – è senz’altro l’esposizione dei terreni in prevalenza a sud e le caratteristiche del suolo di natura calcarea. Il pistacchio è molto rustico, necessita però di alcuni accorgimenti per essere coltivato con successo. Molti impianti di pistacchio siciliano sono caratterizzati da lungo periodo improduttivo, bassa produttività e alternanza di produzione. Oggi però nella nostra area di coltivazione, grazie all’introduzione di tecniche agronomiche adeguate di potatura, presenza di maschi a fioritura scalare, difesa e nutrizione, è stato possibile mitigare il fenomeno che vede una produzione scarsa e anni alterni”.

“Una delle motivazioni principali per effettuare dei lavori di potatura – proseguono i due esperti – è quella di migliorare la produttività delle piante. Questo vale sia per quanto riguarda la produzione di fiori, sia per quella di frutti. La potatura deve tener conto del fatto che l’albero di pistacchio produce sui rami di 2 anni. Alla fine dell’inverno quindi, basta un leggero diradamento della chioma eliminando rami secchie e deperiti. In questo modo si favorisce l’arieggiamento e una buona illuminazione della vegetazione”.

Consigli preziosi che non mancheranno di arricchire il bagaglio di molti produttori. Il portainnesto più usato è il Pistacia theribinthus. Questo, se non è usato come portainnesto per le varietà femminili, può svolgere la funzione di impollinatore. Per avviare una buona produzione un solo esemplare maschile è sufficiente per impollinare 8-10 piante femminili. Nella zona del fiume Platani vi è la presenza di un clone locale “Sant’Angilisi” il quale ha diverse fioriture ed è in grado di impollinare le femmine anche quando si è in presenza di una fioritura scalare delle piante femmine.

“In questi ultimi anni si è puntato sia sulla sanità della pianta – ha spiegato l’agronomo Chianina (nella foto accanto)

 attuando un piano di difesa per quanto riguarda gli insetti dannosi, in particolare l‘Eurytoma plotnikovi che sulle malattie funginee quali Alternaria e Septoria, le quali provocano una caduta anticipata delle foglie con uno stress elevato sulla pianta e caduta delle gemme a frutto per l’anno successivo”.

“Più che di concimazione, nel nostro areale parliamo di nutrizione e questo porta un notevole miglioramento delle capacità produttive della pianta. Si tratta di una nutrizione equilibrata di base utilizzando concimi minerali e organici che permettono un aumento considerevole delle dotazioni nutritive del terreno. Si è passati poi all’utilizzo di stimolanti a base di alghe, microelementi ed aminoacidi per migliorare notevolmente l’allegagione dei frutti ed il loro ingrossamento, andando ad aiutare la pianta nei periodi in cui il fabbisogno è elevato”.

“Nel periodo che segue la raccolta – specifica il tecnico – la pianta attiva una serie di processi metabolici volti a completare la lignificazione dei tessuti e ultimare la differenziazione delle gemme, Non dimentichiamoci che la pianta accumula sostanze di riserva che renderà disponibili nelle prime fasi del risveglio vegetativo per sostenere lo sviluppo dei germogli. Quindi è importante preparare le gemme a frutto dell’anno successivo attuando una concimazione di post raccolta. L’applicazione di tali tecniche oggi ci sta permettendo di avere produzioni costanti anche in regime di coltivazione del pistacchio in asciutto”.

Marcello Di Franco

“L’impegno dell’Associazione Pistacchio Valle del Platani – ha detto dal canto suo, in conclusione, Di Franco – è quello di fare conoscere il prezioso e unico pistacchio di questo territorio. Il sodalizio rappresenta i coltivatori di 11 Comuni, costeggianti le rive del fiume Platani per una superficie di circa 350 ettari”.

 

 

 

 

 

FONTE: https://www.freshplaza.it/article/9235457/pistacchio-della-valle-del-platani-si-punta-su-produzioni-costanti-annuali/


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